Disastro nel sud-est asiatico

Inviato da King Of Bagher il Lun, 12/27/2004 - 09:31

Non voglio commentare le immagini che con la globalizzazione, ognuno di noi può vedere spettacolarizzate alla TV (basti ricordare l'11 settembre), ed è inutile dire che dispiace, che siamo vicini a coloro che hanno perso tutto (moltissimi anche la vita), e tutte le frasi di circostanza. Vorrei solo soffermarmi sul ruolo del giornalista in questi casi:
stamattina facendo colazione stavo guardando l'edizione del mattino del TG5, e come sempre in questi casi c'è la corsa alle immagini sensazionali ed all'intervista al "malcapitato di turno". Pensate un pò a coloro che hanno speso soldi, si sono fatti un volo aereo per andare a godersi un periodo di spensierata vacanza, atterrano e dopo 10 minuti si vedono arrivare la coda (poichè alle maldive dove erano situati il maggior numero di turisti italiani, è arrivata la minima parte dell'acqua mossa da questo maremoto) di questa ondata anomala, si sono visti la morte in faccia, si sono salvati per un pelo, sono costretti in modo roccambolesco al rientro in patria ed al momento dell'atterraggio cosa trovano ad aspettarli : ............... il giornalista ......... che ha la faccia tosta di chiedere ad un ragazzino di 8-10 anni :" ..... hai avuto paura?" ma CRETINO avrei voluto vedere te al suo posto. Ora capisco che dovrà pure fare il suo lavoro, e "sfamare" la nostra "morbosità" nei confronti delle disgrazie altrui, ma perchè fare queste domande banalmente idiote??? TIPO: al genitore che ha appena perso un figlio ammazzato ... chiedere ... "Potrà mai perdonare?" oppure a coloro che hanno perso tutto in un terremoto o alluvione .... "cosa prova in questo momento?" ... ma cosa vuoi che ti rispondano .....
Comunque spero solo che il bilancio delle vittime non si aggravi (anche se è già spaventoso) e che presto queste zone che puntano tutto sul turismo possano tornare alla normalità.

King

Non sono daccordo con te (Lovaz) quando dici "riteniamo di avere il diritto di viaggiare liberamente", io non sono un viaggiatore incallito (mi blocca la paura di volare e la mancanza di fondi), però ammiro molto coloro che lo fanno soprattutto se lo fanno per conoscere altre usanze e civiltà (ovvio che uno che viaggia per stare 10 ore steso in spiaggia ad abbronzarsi per tutti i 15 giorni di vacanza penso che poteva risparmiare i soldi e andare a Rosolina); comunque ritengo che chi viaggia faccia bene e lo debba poter fare "in sicurezza" (catastrofi come queste sono comunque imprevedibili) anche se deve mettere in preventivo di poter correre qualche rischio.
Poi è vero che rispetto a coloro che hanno perso tutto chi ha solamente dovuto rinunciare alla vacanza è fortunato, ma mi metto nei panni di quelli che hanno speso soldi per tale viaggio e poi vede tutto sfumato per un terremoto. Ora non voglio dire che abbiano ragione a lamentarsi, ma dico anche che nelle interviste dei "sopravissuti" non ho sentito nessuno lamentarsi di ciò, sono piuttosto i giornalisti che quando parlano dovrebbero prima collegare il cervello.
King

E aggiungo un altro link http://giusec.splinder.com/post/3697252 (un elenco di blog di alcuni che hanno vissuto la tragedia in diretta).

Dal TG1 serale del 26 dicembre:

Citazione:
Notizie confortanti dall’India e dalla Malesia, dove non risultano italiani coinvolti.
Confortanti? E stracciare la tessera dell’ordine a chi ha anche solo pensato il testo del servizio? Così, per dare il buon esempio.

La cosa che mi fa pensare è che riteniamo di avere il diritto di viaggiare liberamente in tutto il mondo.
La disgrazia del terremoto colpisce a caso, ma il dramma è della gente che perde la propria casa. Cosa può contare in confronto la paura di un turista con la camicietta a fiori che ha avuto solo la vacanza rovinata. C' è gente del suo paese che la vacanza non se la può permettere neanche a Sottomarina.
Scusate il cinismo ma quando uno va in Egitto e viene colpito dal terrorismo, oppure va nell' Europa dell' est e viene derubato di tutto dico: "Non lamentarti, altrimenti dovevi stare a casa!"
I paesi più poveri non sono spettacoli, sono esempi della durezza della vita cruda che per fortuna da noi non conosciamo più grazie al benessere.